Efficacia del decreto ingiuntivo nel Concordato Preventivo

Il presente articolo ha l’obiettivo di approfondire la problematica relativa alla determinazione del credito nella procedura di Concordato Preventivo, in presenza di creditore che ha ottenuto decreto ingiuntivo. Continua a leggere

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Modifiche alle agevolazioni fiscali per gli acquisti immobiliari (Art. 16 D.L. 18/2015)

Con un precedente articolo, Agevolazioni fiscali per gli acquisti immobiliari (D.L. 18/2016), abbiamo analizzato le agevolazioni fiscali per gli acquisti immobiliari effettuati nell’ambito di procedure espropriative Continua a leggere

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Guida Breve alla scelta delle Procedure di Sovraindebitamento

La presente guida ha lo scopo, tramite step successivi, di valutare schematicamente se un soggetto sovraindebitato può usufruire della Legge 3/2012 e, in caso positivo, la scelta da effettuare, ovvero a quale delle tre procedute Continua a leggere

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Manuale delle esecuzioni immobiliari – versione 2016

Dopo una non breve gestazione è stato pubblicato l’aggiornamento del manuale delle esecuzioni immobiliari, versione 2016, denominato “Adempimenti del delegato nelle vendite esecutive immobiliari“. Continua a leggere

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Revocatoria delle rimesse bancarie: lo stato dell’arte

Prendiamo spunto da una sentenza del Tribunale di Udine del 24/10/2012, non recentissima ma ben argomentata, per un breve excursus in materia di revocatoria delle rimesse bancarie. Continua a leggere

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La sentenza della Cassazione 8979/2016 su Interessi di mora ex D.Lgs. 231/02 e fallimento

Si segnala un’importante sentenza della Cassazionel la n. 8979/2016 del 05/05/2016 (sentenza – da sito della Suprema Corte) inerente il riconoscimento degli interessi di mora ex D.Lgs. 231/02 in caso di fallimento del debitore. Continua a leggere

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Come difendersi dall’eccezione di prescrizione presuntiva ex art. 2956, c.1, n. 2, c.c.

Prendendo spunto dal post pubblicato oggi sul tema della possibilità o meno di deferire il giuramento decisorio al curatore, quale mezzo a disposizione del creditore insinuante per fornire la prova contraria, Continua a leggere

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E’ inammissible il giuramento decisorio deferito al curatore, art. 2960 c.c.

Il collega Gianluca Buselli ci segnala un’interessante ordinanza del Tribunale di Firenze (ordinanza-21-09-2016) in merito alla possibilità di deferire al curatore fallimentare il giuramento decisorio. Continua a leggere

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Il Curatore NON è il legale rappresentante!!!

Oggi voglio raccontarvi un episodio che mi è capitato in qualità di mediatore durante un incontro di mediazione civile ai sensi del D. lgs. 28/2010. Continua a leggere

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Fallimento: la transazione ed il parere contrario del Curatore

Il presente articolo ha lo scopo di compiere una riflessione sul comportamento che il curatore deve tenere in presenza di una proposta di transazione o, in genere, di fronte ad operazioni di gestione straordinaria che non condivide. Continua a leggere

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Agevolazioni Fiscali per gli acquisti immobiliari (D.L. 18/2016)

La legge n. 49 del giorno 8 aprile 2016, in G.U. del 14.04.2016 ha convertito in legge il D.L. n. 18 del 14 febbraio 2016 (Art. 16 – L. 49-2016) apportando importanti novità in merito alla tassazione applicabile alle vendite giudiziarie Continua a leggere

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Sovaindebitamento: i requisiti di ammissibilità

Sovraindebitamento: requisiti di ammissibilità art. 7 comma 2 lettera b) L.S. “il non aver fatto ricorso nei cinque anni precedenti” e l’interpretazione della Cassazione con la sentenza n. 1869 del 1 febbraio 2016

La sentenza n. 1869 del 1 febbraio 2016 della Prima sezione Civile della Cassazione è la prima in tema di sovraindebitamento e pronuncia il principio di diritto, ai sensi dell’art.363 co.3 c.p.c., che, ai sensi della legge 27 gennaio 2012, n.3, la nozione di consumatore per essa abilitato al piano, come modalità di ristrutturazione del passivo e per le altre prerogative ivi previste, non abbia riguardo in sé e per sé ad una persona priva, dal lato attivo, di relazioni d’impresa o professionali, invero compatibili se pregresse ovvero attuali, purché non abbiano dato vita ad obbligazioni residue, potendo il soggetto anche svolgere l’attività di professionista o imprenditore, invero solo esigendo l’art. 6, co. 2, lett. b) una specifica qualità della sua insolvenza finale, in essa cioè non potendo comparire obbligazioni assunte per gli scopi di cui alle predette attività ovvero comunque esse non dovendo più risultare attuali, essendo consumatore solo il debitore che, persona fisica, risulti aver contratto obbligazioni —non soddisfatte al momento della proposta di piano – per far fronte ad esigenze personali o familiari o della più ampia sfera attinente agli impegni derivanti dall’estrinsecazione della propria personalità sociale, dunque anche a favore di terzi, ma senza riflessi diretti in un’attività d’impresa o professionale propria, salvo gli eventuali debiti di cui all’art.7 co.1 terzo periodo (tributi costituenti risorse proprie dell’Unione europea, imposta sul valore aggiunto e ritenute operate e non versate) che sono da pagare in quanto tali, sulla base della verifica di effettività solutoria commessa al giudice nella sede di cui all’art.12bis co.3 1. n. 3 del 2012.

Ma non è su questo che mi voglio soffermare.

Nella motivazione della decisione, i giudici hanno modo di esprimersi su un’altra importantissima questione che fin ad oggi stava creando non pochi problemi applicativi.

Mi riferisco al requisito di ammissibilità alla procedura stabilito dall’art. 7 comma 2 lettera b) ovvero il non aver “fatto ricorso, nei precedenti cinque anni, ai provvedimenti di cui al presente capo”.

L’interpretazione prevalente data fino ad oggi dai tribunali era molto restrittiva: chiunque avesse anche solo presentato ricorso, indipendentemente dagli esiti (e quindi anche con domanda rigettata, non approvata o ritirata) doveva attendere cinque anni prima di proporre una nuova domanda ad uno qualsiasi procedimenti.

Un’interpretazione così restrittiva aveva dato molto da discutere sia perché la ratio (ed anche la lettera) della norma porta invece ad una interpretazione più “estensiva” sia per l’evidente illegittimità costituzionale vista la disparità di trattamento della fattispecie con le norme affatto simili previste per il concordato (che può essere presentato ad libitum).

Nella sentenza si parla del “provvedimento di rigetto dell’ammissibilità del piano, che non pregiudica in tesi la stessa possibilità di presentare un altro e diverso piano (del consumatore), pur se con gli eventuali limiti temporali — posti dal legislatore a fronteggiare un uso ripetuto ed indiscriminato dell’istituto — di cui all’art.7 co.2 lett.b), peraltro dettato a carico del debitore che “vi abbia fatto ricorso”, dunque fruendo degli effetti pieni dell’istituto stesso nel quinquennio anteriore.”

Chiarissimo e condivisibilissimo: quando l’art.7 co.2 lett.b) parla del debitore che “vi abbia fatto ricorso”, si riferisce ai soggetti che hanno usufruito degli effetti pieni dell’istituto stesso nel quinquennio anteriore.

Se così non è stato, il limite dei cinque anni non vale e quindi la domanda può essere senza problemi ripresentata.

Alessandro TORCINI

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Sulla compensazione nel fallimento e sulla necessità che il credito sia ammesso al passivo

Sulla compensazione nel fallimento (art. 56)
e sulla necessità che il credito sia ammesso al passivo

Dispone l’art. 56 L.F.: “I creditori hanno diritto di compensare con i loro debiti verso il fallito i crediti che essi vantano verso lo stesso, ancorché non scaduti prima della dichiarazione di fallimento. Per i crediti non scaduti la compensazione tuttavia non ha luogo se il creditore ha acquistato il credito per atto tra vivi dopo la dichiarazione di fallimento o nell’anno anteriore”.

Rispetto all’art. 1243 c.c., l’art. 56 L.F. non prevede il requisito della “avvenuta scadenza” dei contrapposti debiti prima della dichiarazione di fallimento perché espressamente ammette la compensazione tra debiti (scaduti) verso il fallito e crediti verso lo stesso, non scaduti, prima della sentenza di fallimento (che, per il disposto del secondo comma dell’art. 55 L.F., ne determina la scadenza).

Per poter operare la compensazione sono quindi necessari i seguenti requisiti:

  1. la preesistenza alla dichiarazione di fallimento dei contrapposti crediti (del creditore concorsuale e del fallito) o più precisamente la preesistenza al fallimento dei negozi giuridici che hanno dato origine ai contrapposti crediti;
  2. l’omogeneità dei contrapposti crediti che devono avere entrambi per oggetto una somma di danaro o una quantità di cose fungibili dello stesso genere;
  3. la certezza e la liquidità di entrambi i crediti i quali, dunque, debbono essere incontroversi nel titolo e determinati nel loro ammontare;
  4. l’esigibilità intesa come azionabilità (in via giudiziale) dei crediti stessi che, se a termine, debbono essere scaduti e, se sottoposti a condizione sospensiva, questa deve essersi già verificata;
  5. la reciprocità dei contrapposti crediti.

La compensazione è un diritto del creditore: per richiederla è quindi necessario dimostrare di essere creditore e che vi sono i requisiti sopra elencati.

Il diritto alla compensazione vi é certamente se il credito è stato ammesso al passivo.

Ma il diritto alla compensazione opera indipendentemente: il creditore, nell’ipotesi che il curatore chieda il pagamento di un debito, può eccepire la compensazione del proprio credito, dimostrando i requisiti sopra esaminati, fino a concorrenza del debito (Cassazione 287/2009, 481/2009 e 64/2012).

Alessandro Torcini

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Concordato liquidatorio: percentuale minima da “assicurare” ai chirografari

Il D.L. 83/2015, convertito, con modificazioni, dalla L. 6.8.2015 n. 132, ha innovato la disciplina del concordato liquidatorio prevedendo una percentuale minima da assicurare ai creditori chirografari (“In ogni caso la proposta di concordato deve assicurare il pagamento di almeno il venti per cento dell’ammontare dei crediti chirografari” art. 160, co. 4, l.f.).

Il Tribunale di Firenze, con decreto del 08.01.2016, ha cercato di inquadrare le novità della disposizione ed in particolare ha cercato di rispondere ai seguenti quesiti:

  1. Cosa si deve intendere con il termine “assicurare” una percentuale minima?
  2. Sono variati i poteri di indagine del Tribunale per accertare tale requisito?

Per quanto concerne il primo quesito, i Giudici fiorentini prospettano una via di mezzo tra chi ritiene che nel termine assicurare si debba ravvisare la necessità di una garanzia, e chi invece ritiene che sia sufficiente una ragionevole previsione: “Dunque, il comma IV dell’art. 160 novellato deve essere letto nel senso che in ogni caso il debitore deve proporre fondatamente il pagamento di almeno il 20% dell’ammontare dei creditori chirografari laddove per “fondatamente” deve intendersi una prospettazione a metà strada fra il concetto di garanzia e quello della ragionevole previsione“.

Ma qui si inserisce la seconda problematica, ovvero se a seguito della modifica normativa, i poteri di indagine del Tribunale siano variati, e in caso positivo, in quale misura.

Nel citato decreto, il Tribunale ribadisce ampiamente la portata dell’indirizzo interpretativo della Cassazione:

  • l’intervento del Tribunale è indirizzato al controllo della regolarità formale e sostanziale del procedimento ai fini di consentire ai creditori la possibilità di assumere una decisione responsabile; il controllo del giudice è un controllo di legittimità e mai di merito della proposta e del piano (essendo riservata ai creditori la valutazione della convenienza e della fattibilità economica della proposta);
  • nell’ambito di tale controllo il giudice deve verificare la correttezza del procedimento e la fattibilità giuridica del concordato, che si risolve nella idoneità della proposta elaborata dal debitore a consentire il superamento dello stato di crisi e al riconoscimento ai creditori di una “sia pur minimale consistenza del credito… in tempi di realizzazioni contenuti” (“causa concreta” del concordato);
  • la fattibilità del piano è un presupposto di ammissibilità della proposta sul quale, pertanto, il giudice deve pronunciarsi esercitando un sindacato che consiste nella verifica diretta del presupposto stesso, non restando questo escluso dall’attestazione del professionista. Tuttavia, mentre il sindacato del giudice sulla fattibilità giuridica, intesa come verifica della non incompatibilità del piano con norme inderogabili, non incontra particolari limiti, il controllo sulla fattibilità economica, intesa come realizzabilità nei fatti del medesimo, può essere svolto solo nei limiti della verifica della sussistenza o meno di una  assoluta, manifesta inettitudine del piano presentato dal debitore a raggiungere gli obiettivi prefissati, individuabile caso per caso…“.

Occorre, pertanto, stabilire se l’introduzione della percentuale minima riattribuisca al giudice il potere di sindacare la fattibilità economica del concordato.

I Giudici fiorentini ritengono che non vi siano modifiche, anche perché se “il legislatore avesse voluto modificare i poteri del giudice avrebbe inserito delle previsioni in tal senso“. Per cui, “il Tribunale deve limitarsi a verificare che la proposta contenga l’assicurazione del soddisfacimento di almeno il 20% dell’ammontare dei crediti chirografari, sulla base di un piano che non possa essere qualificato come manifestamente inidoneo a raggiungere tale obiettivo, in quanto si tratta di una verifica della conformità della proposta al modello normativo.”

Pertanto, la valutazione effettuata deve essere sempre in termini di fattibilità giuridica.

In definitiva, quel che cambia non è il potere di indagine del Tribunale, ma il contenuto richiesto alla proposta. Infatti, l’obbligo di assicurare una percentuale minima ai chirografari comporta che:

  • risulta indispensabile una formulazione della proposta in termini più certi rispetto a quelli meramente previsionali del passato (“assicura”)”;
  • tale circostanza consente al Tribunale un giudizio di merito su due aspetti:
    • che all’assicurazione del debitore rispondano delle concrete prospettive realizzatorie;
    • che, soprattutto, l’attestazione di fattibilità sia ampia, coerente e solida, in cui il professionista asseveratore nell’elaborato di cui all’art 161 comma 3 attesti che la proposta assicuri una determinata percentuale di pagamento.

Dott. Massimo Cambi


Testo decreto ripreso dal sito www.istitutoproform.org
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Composizione della crisi da sovraindebitamento: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 19/E/2015

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 19/E del 06/05/2015, ripercorre la disciplina della composizione della crisi da sovraindebitamento, fornendo, poi, dei chiarimenti in merito ai debiti tributari.
Il capo II della L. n. 3/2012, per risolvere le situazioni di crisi non assoggettabili alle procedure concorsuali disciplinate dalla L.F., ha istituito tre procedure:
1. Accordo del debitore;
2. Piano del consumatore;
3. Liquidazione del patrimonio.
I soggetti interessati a queste procedure sono:
– le persone fisiche che hanno assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta (i c.d. “consumatori” ai sensi dell’art. 6 comma 2 lettera b) della L. n. 3/2012);
– tutti coloro che, pur rivestendo la qualifica di imprenditori commerciali, non superino le soglie oggettive di cui all’art. 1 l.f.;
– i piccoli imprenditori (art. 2083 c.c.);
– gli imprenditori esercenti attività agricola (art. 2135 c.c.);
– gli enti non commerciali;
– le start up innovative (art. 31 D.L. 179/2012 convertito, con modificazioni, dalla L. n. 221 del 17/12/2012);
– i lavoratori autonomi;
– le associazioni tra professionisti.
Il presupposto oggettivo è costituito dallo stato di sovraindebitamento, definito come “la situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente” (art. 6 comma 2 lettera a) L. n3/2012).
L’Amministrazione Finanziaria, con la circolare n. 19/E/2015, rileva subito che, mentre il consumatore può scegliere ai fini della composizione della crisi se ricorrere alla proposta di accordo con i creditori o alla proposta di piano, il debitore può fruire solo della proposta di accordo con i creditori.
Per entrambi i soggetti è prevista l’alternativa liquidatoria, disciplinata dall’art. 14 ter e seguenti.
Le tre procedure introdotte dal Legislatore nel 2012 sono caratterizzate dall’autonomia privata nella gestione della crisi; infatti il soggetto interessato può depositare, presso il Tribunale territorialmente competente, una proposta che preveda la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione, anche parziale, dei crediti attraverso qualsiasi forma.
Per quanto riguarda le pendenze fiscali, la L. n. 3/2012 prevede il pagamento dilazionato o ridotto dei debiti di natura tributaria.
Analogamente a quanto stabilito dall’art. 182 ter l.f. per la transazione fiscale, anche in questo caso non è possibile falcidiare l’IVA, le ritenute operate e non versate e i tributi costituenti risorse proprie dell’UE. Con riferimento a queste fattispecie, ai sensi dell’art. 7 comma 1 L. n. 3/2012, è ammessa solo la dilazione di pagamento.
Come evidenziato nella circolare n. 19/E/2015, la procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, a differenza di quanto previsto dall’art. 182 ter l.f., non opera con riferimento ai soli tributi amministrati dall’agenzie fiscali, ma si estende anche ai tributi locali.
L’art. 9 comma 1 L. n. 3/2012 prevede che la proposta di accordo o di piano, non oltre 3 giorni dal deposito presso la cancelleria del Tribunale, vada presentata, a cura dell’OCC, all’Agente della riscossione e agli uffici fiscali.
Sebbene le disposizioni di legge non disciplinino gli adempimenti in capo all’Agente della riscossione e agli Uffici dell’Agenzia delle Entrate, la circolare n. 19/2015 richiama quanto previsto in materia di transazione fiscale. Pertanto l’ufficio competente in base all’ultimo domicilio fiscale dell’interessato, nel più breve tempo possibile, è tenuto:
– alla liquidazione dei tributi risultanti dalle dichiarazioni;
– alla notifica degli avvisi di irregolarità e degli avvisi di accertamento;
– a predisporre e trasmettere al debitore una certificazione attestante il complessivo debito tributario.
La certificazione dell’Ufficio non riporterà le somme iscritte a ruolo già consegnate all’Agente della riscossione ovvero riferite ad avvisi di accertamento esecutivi per i quali la riscossione sia già stata affidata in carico all’Agente alla data di presentazione della proposta da parte del contribuente.
Nella circolare in oggetto viene altresì chiarito che:
– in relazione ai tributi non iscritti a ruolo o non ancora consegnati all’Agente della riscossione alla data di presentazione della proposta, l’assenso è espresso con atto del Direttore dell’Ufficio;
– per i tributi iscritti a ruolo o accertati ai sensi dell’art. 29 comma 1 D.L. n. 78/2010 e già consegnati all’Agente della riscossione alla data di presentazione della proposta, l’assenso è espresso dall’Agente della riscossione su indicazione dell’ufficio competente.
Nella parte finale della circolare n. 19/E/2015 vengono ripercorsi gli aspetti penali del sovraindebitamento previsti dall’art. 16 L. n. 3/2012.
Nei confronti del debitore è prevista, salvo che il fatto costituisca più grave reato, la reclusione da 6 mesi a 2 anni ed una multa da € 1.000,00 ad € 50.000,00, qualora, al fine di ottenere l’accesso alla procedura, abbia:
– aumentato o diminuito il passivo;
– sottratto o dissimulato una parte rilevante dell’attivo;
– simulato dolosamente attività inesistenti.
Con la stessa sanzione è punito il debitore che:
– produce documentazione contraffatta o alterata;
– sottrae, occulta o distrugge, in tutto o in parte, la documentazione relativa alla propria situazione debitoria o la propria documentazione contabile;
– omette l’indicazione dei beni dell’inventario;
– nel corso della procedura effettua pagamenti in violazione dell’accordo o del piano.
Nei confronti del componente dell’OCC o del professionista è prevista la reclusione da 1 a 3 anni ed una multa da € 10.000,00 ad € 50.000,00, qualora:
– renda false attestazioni in ordine alla veridicità dei dati contenuti nella proposta o nei documenti ad essa allegati;
– renda false attestazioni in ordine alla fattibilità del piano proposto;
– ometta o rifiuti, senza motivo, un atto del proprio ufficio, arrecando danno ai creditori.

Circolare 19E del 06.05.15

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