Fallimento e decreto ingiuntivo: la dichiarazione di esecutorietà ex art. 647 c.p.c.

Scopo del presente articolo è quello di approfondire la problematica relativa alla dichiarazione di esecutorietà ex art. 647 c.p.c., richiesta per i decreti ingiuntivi, in sede di ammissione allo stato passivo del fallimento.

Per un’analisi della problematica del decreto ingiuntivo nel Cncordato Preventivo si veda il nostro Efficacia del decreto ingiuntivo nel Concordato Preventivo.

Il passaggio in giudicato

Spesso il Curatore si trova ad esaminare domande di ammissione al passivo del fallimento fondate su atti giudiziari. Il principio giuridico fondamentale in cui ci si imbatte è il seguente: la sentenza e i decreti ingiuntivi già passati in giudicato alla data del fallimento sono vincolanti per la curatela, la quale, nulla può contestare in ordine alla fondatezza del credito (salvo eventualmente eccepire l’inopponibilità di tali atti alla massa dei creditori per la revocabilità del negozio giuridico sul quale la sentenza o il decreto si fondano).

Occupandoci solo dei decreti ingiuntivi e tralasciando le sentenze, è possibile ragionare all’inverso: se il creditore fonda la propria domanda di ammissione al passivo su un decreto ingiuntivo che non è ancora passato in giudicato alla data del fallimento, la curatela non è vincolata a detto decreto, per cui il credito sarà ammesso o escluso in base agli elementi probatori forniti dal creditore, in quanto il decreto ingiuntivo è come se non esistesse (tamquam non esset vds. tra le tante Cass. 1780/77; 3669/72).

L’art. 647 c.p.c.1

Ma, quando si può affermare che un decreto ingiuntivo è passato in giudicato?

Il c.p.c. richiede chiaramente un preciso adempimento formale: unicamente la dichiarazione di esecutorietà ex art. 647 c.p.c. attribuisce al decreto ingiuntivo l’efficacia di giudicato sostanziale, ne consegue che il decreto ingiuntivo è opponibile al fallimento solo se è intervenuta dichiarazione di esecutorietà in data anteriore a quella di fallimento.

La sentenza della Corte di Cassazione n. 6085/2004 è chiarissima in materia: “L’efficacia del giudicato (sostanziale) del decreto ingiuntivo non opposto, senza necessità di visto, viene affermata, non univocamente, in dottrina, nel rilievo che sarebbe inutile la previsione di un termine (perentorio: Cass. 1251/66; 15959/00) per proporre opposizione se poi, all’inutile decorso, non si collegasse alcun effetto di irrevocabilità del decreto; più univoca, invece la soluzione giurisprudenziale che, nelle massime più risalenti, è esplicita nel senso che il decreto ingiuntivo, solo se dichiarato esecutivo ai sensi dell’art. 647 c.p.c. acquista autorità ed efficacia di cosa giudicata (Cass. 784/64; 659/66; 1246/66; 1776/67; 1125/68; 2627/71), mentre l’ulteriore effetto del visto, di conferire l’esecutività al decreto che ne è privo, è sottolineato da altre pronunce (Cass. 181/65; 1028/70; 2412/70; 3244/73).”

Una recente sentenza (Cass. 1650/2014) ne chiarisce le ragioni, giacché nel procedimento monitorio è demandata al giudice un’attività giurisdizionale di verifica che il contraddittorio si sia correttamente instaurato attraverso la correttezza della notifica, “tale controllo rappresenta un momento irrinunciabile a garanzia del diritto di difesa dell’intimato“. Inoltre, il medesimo art. 647 c.p.c. prevede che “il giudice deve ordinare che sia rinnovata la notificazione quando risulta o appare probabile che l’intimato non abbia avuto conoscenza del decreto”. Pertanto, tale sentenza conclude nel rilevare che “la funzione devoluta al giudice dall’art. 647 c.p.c. è molto diversa da quella della verifica affidata al cancelliere dall’art. 124 disp. att. c.p.c. sulla mancata proposizione di una impugnazione ordinaria nei termini di legge e dall’art. 153 disp. att. c.p.c. sulla verifica che ‘la sentenza o il provvedimento del giudice è formalmente perfetto’. Se ne differenzia, infatti, per il compimento di una attività giurisdizionale avente ad oggetto la verifica del contraddittorio, che, come già detto, nel processo a cognizione ordinaria ha luogo come primo atto del giudice e nel processo d’ingiunzione, ove non sia stata proposta opposizione, ha luogo come ultimo atto del giudice” [integrazione all’articolo del 12.10.2014].

Esecutorietà/esecutività del decreto ingiuntivo

In primo luogo, è necessario precisare che l’esecutorietà e l’esecutività sono concetti equiparati.

Secondariamente, è opportuno non confondere la provvisoria esecutività/esecutorietà del decreto con la dichiarazione di esecutorietà. Infatti, il decreto provvisoriamente esecutivo attribuisce al creditore il potere di agire con l’esecuzione forzata nei confronti del patrimonio del debitore. In questo modo, il titolo diventa il presupposto per l’esercizio dell’azione esecutiva, indipendentemente dall’accertamento del diritto sostanziale sottostante.

Si tratta di un beneficio che il giudice può riconoscere al creditore in determinati casi (artt. 642 e 648 c.p.c.). In realtà, un decreto provvisoriamente esecutivo può anche essere opposto e la provvisoria esecutività può mantenersi anche in pendenza di opposizione. Pertanto, si comprende come lo stesso non sia sufficiente a provare il diritto sostanziale che sta alla base del decreto.

Il decreto di esecutorietà dell’art. 647 è quello che sancisce che il decreto è passato in giudicato ed è un atto formale che la giurisprudenza ormai consolidata della Suprema Corte ritiene imprescindibile per l’opponibilità alla procedura fallimentare.

Riepilogando:

  • in senso positivo: il decreto ingiuntivo dichiarato esecutivo ex art. 647 c.p.c. in data anteriore alla dichiarazione di fallimento (in quanto passato in giudicato) costituisce titolo per l’ammissione del credito allo stato passivo, senza possibilità di esclusione non essendo consentito al Curatore ed al Giudice Delegato rimettere in discussione l’esistenza del credito (si vedano tra l’altro, Cass. 28553/2011, 22549/2010, 22959/2007).

  • in senso negativo: il decreto ingiuntivo non provvisto di formula di esecutorietà ex art. 647 c.p.c. anteriore alla data di fallimento non gode di tale efficacia, “con la conseguente inopponibilità alla massa se non dichiarato esecutivo prima della dichiarazione di fallimento (Cass. 6918/2005; 9346/1997)” (Cass. 6198/2009).

Inoltre, “il Tribunale fallimentare non ha il potere di accertare, neanche incidenter tantum, la tardività della proposizione del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo. Di conseguenza, il decreto ingiuntivo, non dichiarato esecutivo ai sensi dell’art. 647 c.p.c., non ha efficacia di giudicato formale e sostanziale e non è opponibile alla procedura fallimentare” (Cass. 2032/2012, 1650/2014).

Problema: chi appone il visto di esecutorietà?

L’art. 647 c.p.c. prevede espressamente che il soggetto legittimato a rilasciare la dichiarazione di esecutorietà sia lo stesso giudice che ha emesso il decreto.

Nella prassi di alcuni Tribunali, invece, accade che sia la Cancelleria a rilasciare una sorta di visto di mancata opposizione o mancata costituzione dell’opponente nei termini.

Ciò crea non pochi problemi, perché ad una interpretazione letterale della norma, tale prassi non risulta accoglibile.

Conseguenze dell’inopponibilità

1) Accertamento del credito sottostante

Il decreto ingiuntivo inopponibile alla massa (cioè non dotato del visto di esecutorietà ex art. 647 c.p.c. portante data anteriore al fallimento) è come se non esistesse per la procedura, per cui il credito richiesto va accertato e provato da parte del creditore con altra documentazione. Se l’istanza di ammissione al passivo è fondata solo ed esclusivamente sul decreto ingiuntivo, il credito può essere dichiarato inammissibile per assoluta carenza documentale.

2) Inefficacia dell’ipoteca giudiziale iscritta

L’inopponibilità del decreto ingiuntivo travolge anche l’eventuale ipoteca giudiziale iscritta sugli immobili del debitore in virtù di un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo. Infatti, “essendo il decreto ingiuntivo del tutto inefficace nei confronti del sopravvenuto fallimento, non può riconoscersi efficacia neppure all’ipoteca giudiziale iscritta in ragione delle sua provvisoria esecutività” (Cass. 7221/98);

Ugualmente la Cass. 22549/2010 la quale argomenta che poiché il D.I. è inefficace nei confronti della la massa è inefficace anche l’ipoteca giudiziale iscritta, in quanto il titolo provvisorio che giustifica l’iscrizione non è più suscettibile di divenire definitivo nei confronti della massa stessa (vds. anche Cass. 2789/1996, 6918/2005).

3) Spese legali

Altra conseguenza, è legata alle spese legali relative al procedimento monitorio (comprese le spese di registrazione del decreto), che non sono riconosciute ed ammissibili al passivo del fallimento, sebbene liquidate in decreto da parte del Giudice. Lo stesso dicasi per le spese di iscrizione ipotecaria. In sostanza, l’inesistenza del decreto senza visto travolge tutto ciò che ne consegue.

Tuttavia, c’è chi ritiene che, ove il credito venisse ammesso, il creditore abbia comunque subito un danno, pari alle spese (legali e non) sostenute per il procedimento monitorio, con conseguente diritto dello stesso a pretenderne il riconoscimento in sede di ammissione al passivo.

4) Riassunzione del giudizio di opposizione a Decreto Ingiuntivo

In caso di fallimento del debitore, il Curatore non è tenuto a riassumere il giudizio di opposizione a Decreto Ingiuntivo intrapreso dal debitore in bonis nei confronti di un suo creditore, in quanto il decreto ingiuntivo non è passato in giudicato. Il creditore, che vuol far valere le proprie ragioni creditorie, deve far accertare il credito ai sensi dell’art. 52 l.f. mediante la procedura di accertamento del passivo. (vds. Cass. 5727/2004).


1Art. 647. Esecutorietà per mancata opposizione o per mancata attività dell’opponente.
Se non è stata fatta opposizione nel termine stabilito, oppure l’opponente non si è costituito, il giudice che ha pronunciato il decreto, su istanza anche verbale del ricorrente, lo dichiara esecutivo. Nel primo caso il giudice deve ordinare che sia rinnovata la notificazione, quando risulta o appare probabile che l’intimato non abbia avuto conoscenza del decreto.Quando il decreto è stato dichiarato esecutivo a norma del presente articolo, l’opposizione non può essere più proposta né proseguita, salvo il disposto dell’articolo 650 e la cauzione eventualmente prestata è liberata.

 


 

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49 risposte a Fallimento e decreto ingiuntivo: la dichiarazione di esecutorietà ex art. 647 c.p.c.

  1. Maria Francesca Clemente scrive:

    Egregio Dottore,
    condivido le argomentazioni esposte nel Suo articolo e le conclusioni ivi formulate.
    Peraltro il tema è stato affrontato anche recentemente dalla Corte di Cassazione (sentenza 11.10.13 n. 22218 e sentenza dep. il 30.1.14, ricorso 14510.12, di cui non ho il numero).
    Pongo a Lei e a quanti hanno l’occasione di leggerci un ulteriore quesito: quale è la sorte di un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, notificato ma non munito della formula di provvisorietà, di fronte ad una procedura di concordato preventivo liquidatorio omologato? Il problema, ovviamente si pone in riferimento alla iscrizione ipotecaria ed alla sua efficacia.
    Applicando la disciplina fallimentare il decreto non sarebbe opponibile alla procedura con conseguente inefficacia dell’ipoteca giudiziale.
    La pubblicazione del ricorso per concordato nel registro delle imprese dovrebbe cristallizzare la posizione dei creditori, anche per assicurare la parità di trattamento.
    La ringrazio in ogni caso per il prezioso aiuto.
    Francesca Clemente

    • Dott. Massimo Cambi scrive:

      Gent. Francesca,
      premetto che dò per scontato che laddove scrive “formula di provvisorietà” intendesse formula di definitività.
      Ritengo che nel concordato preventivo non operino le norme di accertamento del passivo proprie del fallimento, per cui non è prevista alcuna verifica della presenza del decreto di cui all’art. 647 c.p.c..
      Per quanto concerne l’efficacia dell’iscrizione ipotecaria, atteso che non risulta applicabile l’art. 67 l.f. (revocatoria fallimentare), l’unica norma di riferimento è l’art. 168 l.f. che al terzo comma prevede che “le ipoteche giudiziali iscritte nei novanta giorni che precedono la data della pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese sono inefficaci rispetto ai creditori anteriori al concordato”.

      • Carlo Calandra scrive:

        Solo per segnalare che l’art. 169 L.F. richiama espressamente l’art. 45 L.F., con conseguente – a mio parere – inopponibilità del decreto ingiuntivo sprovvisto del decreto di cui all’art. 647 cpc anche in sede di concordato preventivo.

        • Rosa Arena scrive:

          Quello che lei osserva è corretto, ma sino a che punto può, per rimanere all’oggetto della discussione, un decreto ingiuntivo, regolarmente ottenuto e passato in “cosa giudicata” prima della sentenza di fallimento, può cadere letteralmente nel nulla solo perchè la società contro la quale pende una procedura fallimentare ha l’astuzia di bloccarla proponendo, come spesso accade nella prassi, un concordato “in bianco”. Il cd. principio di consecuzione delle procedure non dovrebbe, a mio avviso, applicarsi in tali ipotesi di concordati che si risolvono in semplici tentativi dilatori.

  2. maddalena pilastri scrive:

    Buonasera,
    vorrei tornare ancora una volta sulla questione del decreto ingiuntivo.
    Scrive che, essendo il decreto ingiuntivo non munito di formula di esecutorietà ex 647 cpc inesistente per la procedura, sono inefficaci anche ad esempio le ipoteche giudiziali iscritte in virtù di tale decreto.
    Cosa succede nel caso di pignoramenti presso terzi con esito positivo eseguiti in forza di un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, in data antecedente alla sentenza di fallimento, corredati anche di decreto di assegnazione a favore del creditore procedente? Se il Creditore non ha percepito le somme dal terzo pignorato alla data della sentenza del fallimento, è legittimato il Curatore a richiedere e farsi consegnare dal terzo pignorato le somme in suo possesso?
    Il principio dovrebbe essere lo stesso: essendo il decreto non opponibile alla procedura, sono inefficaci tutte le azioni ad esso collegate.
    Grazie per la risposta
    Maddalena Pilastri

    • Dott. Massimo Cambi scrive:

      Cara Maddalena,
      nel caso del pignoramento presso terzi, dovrebbe essere pacifico che il provvedimento di assegnazione del credito ex art. 552/553 cpc estingua il procedimento esecutivo ed il credito entri nella sfera patrimoniale del creditore.
      Dopo tale provvedimento il debitore pignorato (alfa) è legittimato a pagare il creditore pignorante (beta), indipendentemente dal successivo fallimento del debitore originario (gamma). Non potrebbe essere altrimenti visto che c’è un provvedimento del giudice che stabilisce che il debitore pignorato (alfa) deve pagare il creditore (beta).
      Ciò che può essere aggredito dal Curatore è il pagamento e non il provvedimento di assegnazione. Per cui:
      – se il pagamento è anteriore al fallimento, allora il Curatore può agire nei confronti del creditore (beta) in revocatoria fallimentare ex art. 67 l.f., se ne ricorrono i presupposti (in tal caso mi sembra abbastanza agevole per il Curatore dimostrare la conoscenza dello stato d’insolvenza);
      – se il pagamento è avvenuto dopo il fallimento, il Curatore può sempre agire nei confronti del creditore (beta) che ha ricevuto la somma pignorata ai sensi dell’art. 44 l.f., trattandosi di un atto inefficace;
      – se il pagamento non è ancora avvenuto, come nel tuo caso, la cosa migliore sarebbe mettersi d’accordo, perchè secondo me il Curatore non può mai agire nei confronti del debitore pignorato (alfa), in quanto questi ha ricevuto un ordine da un giudice di pagare il creditore (beta), per cui se lui paga beta non fa che ottemperare ad un provvedimento dell’autorità giudiziaria e non puoi certo andare a richiedergli di ripetere il pagamento in tuo favore. Il tuo obiettivo credo debba essere necessariamente beta, perché l’eventuale pagamento per lui sarebbe in ogni caso inefficace ex art. 44 l.f. e quindi per evitare una inutile causa potrebbe accordarsi per far riscuotere alla Curatela la somma ancora da incassare.
      Per quanto riguarda il 647 cpc, ritengo che sia irrilevante in questo caso perché c’è comunque un provvedimento dell’autorità giudiziaria di assegnazione della somma che è passato in giudicato e quello per la Curatela è inattaccabile.

  3. SILVIA NARDI scrive:

    Gent.mo Dottore

    Cosa succede invece se un decreto ingiuntivo per crediti da lavoro reso esecutivo prima della sentenza di fallimento, iscrive 2 mesi prima ipotecale giudiziale su immobile del fallito prima del fallimento, può essere opponibile? sia il decreto che l’ipoteca?può essere cancellata? come deve essere trattato nell’insinuazione
    La ringrazio per il suo illustre parere
    silvia nardi

    • Dott. Massimo Cambi scrive:

      Gent. Dott.ssa,
      ritengo che il decreto ingiuntivo reso esecutivo (ex art. 647 c.p.c.) prima della sentenza di fallimento sia certamente opponibile alla procedura.
      Il problema, invece, è che l’ipoteca giudiziale è certamente revocabile ex art. 67 l.f., comma 1 n. 4) [ipoteca giudiziale iscritta nei sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento per debiti scaduti]. Pertanto, al creditore che si insinua al passivo non può essere riconosciuto il privilegio ipotecario, ma eventualmente solo quello per lavoro dipendente.
      Per quanto concerne la cancellazione del gravame, questa avverrà con il decreto di trasferimento dell’immobile sottoscritto dal Giudice Delegato.

  4. Alessia scrive:

    Gentile Dottore
    grazie del contributo fornito con la sua relazione e complimenti per il sito.
    Vorrei confrontarmi su un aspetto relativo al CONCORDATO PREVENTIVO IN BIANCO.
    Il ricorso all’ammissione alla procedura di concordato è stata presentata a ottobre 2014 e successivamente è stato depositato un ricorso per ingiunzione di pagamento emesso a novembre 2014 e notificato a gennaio 2015.
    Ora devo precisare il credito della mia assistita come da richiesta del concordato.
    Da ricerche effettuate il divieto di cui all’art. 168 è relativo solo alle procedure esecutive ed il ricorso per ingiunzione è un procedimento ordinario quindi è stato corretto proporlo per avere un titolo certo.
    Ora la somma per le spese legali liquidata nel ricorso (pur se emesso successivamente alla data di presentazione del ricorso per concordato preventivo) può essere richiesta in sede di concordato? Io credo di si alla luce di quanto sopra.

    Una volta che passeranno i giorni per l’opposizione potrò fare apporre la dichiarazione di esecutorietà ai sensi del 647 che mi servirà nel caso in cui il concordato sfoci in fallimento, giusto?

    Grazie

    • Dott. Massimo Cambi scrive:

      L’art. 491 cpc stabilisce che “l’espropriazione forzata si inizia col pignoramento“, per cui il disposto dell’art. 168 non dovrebbe precludere l’inizio o la continuazione di procedimento monitori o di altro tipo.
      Ho però un dubbio da sollevare: se il procedimento giudiziale è iniziato dopo la presentazione della domanda di concordato per un credito antecedente non contestato, credo che possa incontrare qualche problema, atteso che il procedimento monitorio è volto a richiedere l’adempimento di una obbligazione ad un soggetto che in virtù della presentazione della domanda di concordato non può adempiere. Si tratterebbe di un’attività giudiziale completamente inutile e non si vede perché il debitore ed i suoi creditori debbano subire le conseguenze negative della stessa. Si immagini se tutti i creditori dopo la domanda di concordato presentassero un ricorso per ingiunzione. Otterrebbero tutti condanne al pagamento e liquidazione di onorari; ma a che pro?
      Per cui ritengo che gli organi del concordato potrebbero (ma non è detto) sollevare delle obiezioni al riconoscimento delle spese legali liquidate.
      Lo stesso, ed a maggior ragione, dicasi per il Curatore in caso di eventuale fallimento.
      Se, invece, l’azione giudiziale è iniziata prima del concordato, il discorso può essere completamente diverso perché in tal caso il debitore avrebbe dovuto e potuto difendersi.

  5. Cinzia scrive:

    Se in un’istanza di insinuazione al passivo viene richiesta, in via principale, l’ammissione del credito derivante da mensilità non corrisposte al lordo delle trattenute di legge (sono state prodotte le buste-paga) oppure, in via subordinata, l’ammissione dello stesso credito considerato al netto delle ritenute di legge, come liquidato nel decreto ingiuntivo appositamente prodotto e munito di formula esecutiva, quale orientamento è da applicare correttamente? Nel caso il Curatore proponesse l’ammissione al passivo dell’importo considerato al lordo delle ritenute fiscali, quindi senza tener conto del Decreto Ingiuntivo, è opportuno escludere l’ammissione delle competenze del procedimento monitorio?
    Inoltre in caso di credito per fornitura, accertato dalla contabilità e per il quale è stato emesso decreto ingiuntivo munito di formula esecutiva solo successivamente alla dichiarazione di fallimento, è opportuno comunque proporne l’ammissione escludendo, a questo punto, le spese del procedimento monitorio??
    Grazie e cordiali saluti.

    • Dott. Massimo Cambi scrive:

      Sul primo questo: il creditore può dimostrare l’esistenza del proprio credito in qualsiasi modo, per cui se il credito è superiore a quello risultante dal Decreto Ingiuntivo, a mio avviso, il creditore ha tutto il diritto di richiederlo. Il D.I. munito di formula esecutiva consente comunque di richiedere l’ammissione per le spese liquidate nello stesso.
      Sul secondo quesito: Le consiglio di richiedere anche le spese, sarà onere del Curatore contestargliele.

  6. dott. Rossi scrive:

    Le descrivola vicenda: domanda per l’ammissione allo stato passivo corroborata da decreto ingiutivo non opposto e da fase esecutiva conclusa..tuttavia, nella domanda non è stato specificato che il credito di lavoro vantato era comprensivo di tfr, aspetto, quest’ultimo, pienamente esplicitato nel decreto ingiuntivo..alla luce di tale mancanza il curatore ci ammette per la somma da noi richiesta ma senza specificare che la stessa fosse comprensiva di tfr. ..per tale motivo ritiene di non poter rilasciare la documentazione necessaria per la successiva richiesta al fondo di garanzia dell’inps..ciò posto, ritiene possibile una soluzione della vicenda al fine di consentire il recupero del tfr

    • Dott. Massimo Cambi scrive:

      Basterebbe che il Curatore chiedesse una correzione dello Stato Passivo al G.D.. L’indicazione della misura del TFR nello stato passivo non è obbligatoria, non c’è nessuna legge che lo impone, ma è solamente l’INPS che la richiede per effettuare l’anticipo del TFR dall’apposito Fondo. Non vedo perché il Curatore dovrebbe fare tanti problemi, considerato che lui stesso doveva essere a conoscenza della problematica.

  7. gabri scrive:

    salve,
    un decreto inguntivo deve essere notificato alla società che ha fatto ricorso al concordato preventivo.
    la notifica è da fare alla società o al commissario giudiziale?
    grazie

  8. Luca scrive:

    salve dottore le espongo il quesito:
    decreto ingiuntivo non opponibile alla curatela essendo stato depositato in costanza di concordato e pertanto non sono state riconosciute le relative spese legali e gli interessi, ritenendo la curatela di essere in presenza di continuità tra la procedura di concordato e quella di fallimento. Orbene il Tribunale a suo tempo ha dichiarato improcedibile la proposta di concordato per rinuncia e dichiarati cessati gli effetti della domanda. A quel punto il decreto ingiuntivo diviene definitivamente esecutivo ben prima della sentenza di fallimento che interverrà a distanza di quasi un anno dalla pronuncia di improcedibilità del concordato. Secondo lei in questo caso non è opponibile il D.I. alla curatela ma soprattutto lei ritiene che in questi casi vi sia consecuzione fra le procedure.
    la ringrazio anticipatamente

    • Luca scrive:

      Il D.I. è stato depositato in cancelleria il 09 ottobre2013 mentre la domanda di ammissione alla procedura di concordato è del 10.09.2013. Successivamente il Tribunale dichiarava improcedibile la proposta di concordato in data 16.10.2013. Nel marzo 2014 viene apposta la formula esecutiva e solo nel luglio 2014 interviene la sentenza di fallimento. Orbene a seguito di istanza di ammissione al passivo la curatela ha ammesso la sorta capitale ingiunta (avendo depositato copiosa documentazione a sostegno del credito) ma ha escluso la differenza (spese sostenute per il d.i., spese legali, spese di registrazione, interessi), in quanto il d.i. non è opponibile alla curatela essendo statio depositato in cancelleria in costanza di concordato e pertanto non possono essere riconosciute le relative spese attesa la continuità tra la procedura di concordato ed il fallimento.

      • Dott. Massimo Cambi scrive:

        Gent. Luca,
        credo che la situazione sia quanto meno complessa.
        Mi sento, in ogni caso, di affermare che il fatto che tra concordato e fallimento non vi sia consecuzione dovrebbe far sì che il concordato è come se non ci fosse mai stato, con tutte le conseguenze del caso, ivi compreso il riconoscimento delle spese legali in via chirografaria.

  9. Anna scrive:

    Egr. Dott. Cambi,
    la fattispecie per cui chiedo sue delucidazioni è la seguente:
    d.i. ottenuto contro una srl e regolarmente notificato, viene opposto e attualmente si è in pendenza della causa d’opposizione ed in attesa della prima udienza ex art.183 c.p.c..
    Nelle more dell’opposizione a d.i., la società debitrice entra in liquidazione e fa istanza di concordato preventivo in bianco; il liquidatore fa relativa comunicazione ai creditori ex art.168-169 L.F..
    Quali le conseguenze sulla causa ordinaria d’opposizione a d.i. dell’istanza di concordato preventivo? quale l’effetto della domanda di concordato preventivo sul credito di cui al d.i.? preciso che la società debitrice sta in giudizio d’opposizione a d.i. in pers. leg. rapp.te p.t. e non del liquidatore, quindi, quest’ultimo dovrebbe intervenire in tale causa?
    grazie in anticipo.

    • Dott. Massimo Cambi scrive:

      Da quanto comprendo il concordato è ancora nella fase “in bianco”, ovvero prima di una eventuale ammissione. In base all’art. 168, non possono essere iniziate o proseguite azioni esecutive; ma il giudizio monitorio e relativa opposizione non appartengono al novero di tali azioni, atteso che l’esecuzione si inizia con il pignoramento (art. 491 cpc).
      Pertanto, la causa segue il suo corso.
      Credo che le convenga verificare se il Suo credito è stato inserito tra i debiti del concordato, nel qual caso diverrebbe del tutto inutile continuare il giudizio e potreste concordemente abbandonarlo. Mi spiego meglio, spesso succede che l’opposizione al D.I. abbia solo la funzione di bloccare l’azione del creditore; se con il concordato il debitore riconosce il debito e lo inserisce regolarmente tra le poste passive, il giudizio diventa superfluo ed inutile.
      Per quanto riguarda l’intervento del liquidatore nella causa, faccio presente che il c.p. non è il fallimento, per cui la società debitrice sta in giudizio con il proprio legale rappresentante pro-tempore, che può essere l’amministratore o il liquidatore. Solamente dopo l’omologa e l’eventuale nomina del liquidatore giudiziale il discorso può cambiare.

  10. KATIUSCIA scrive:

    Egr. Dott. Cambi,
    la fattispecie per cui chiedo sue delucidazioni è la seguente:
    in caso di concordato preventivo sfociato in fallimento ai fini valutare l’ammissione di un credito allo stato passivo la cui domanda è basata su decreto ingiunto ai fini dell’opponibilità alla massa, è necessario che il Decreto Ingiuntivo sia stato munito di formula di definitività ai sensi dell’art. 647 c.p.c., in data anteriore alla dichiarazione di fallimento o in data anteriore alla pubblicazione al registro imprese della domanda di concordato?
    Grazie

    • Dott. Massimo Cambi scrive:

      A mio avviso, la data di riferimento per l’opponibilità al fallimento della formula di definitività è la data della dichiarazione di fallimento. Infatti, con il concordato il debitore resta in bonis, per cui non perde la propria capicità procesuuale e può decidere di impugnare o meno un decreto ingiuntivo.

  11. Francesco scrive:

    Egregio Dottore,
    la fattispecie è la seguente:
    ho notificato un decreto ingiuntivo emesso dopo la richiesta di concordato in bianco di una spa.
    L’amministratore unico, a seguito della notifica, mi ha comunicato l’impossibilità di pagamento rilevando che il decreto di ammissione ha previsto il solo pagamento dei debiti correnti e non di quelli passato.
    Nelle more, il concordato non è stato omologato e la procura ha proposto istanza di fallimento. Dopo un anno circa, il Tribunale ha rigettato l’istanza di fallimento e la società è ora tornata in bonis.
    Allo stato posso depositare una istanza ex art. 647 c.p.c. non essendo stato opposto il decreto nel termine di 40 giorni?

    • Dott. Massimo Cambi scrive:

      Penso proprio di si. Di fatto il debitore non ha mai perso la propria capacità processuale ed il suo D.I. sembra abbia tutti i diritti per essere dichiarato esecutivo.

  12. Pinuccia scrive:

    Egregio Dottore, la questione che Le volevo sottoporre è la seguente:
    devo insinuarmi al passivo di un fallimento sulla base di decreti ingiuntivi che sono provvisti del provvedimento di esecutorietà ex art. 647 cpc in data antecedente il fallimento. Quello che manca è la formula esecutiva che la cancelleria appone successivamente e a richiesta “visto il provvedimento di esecutorietà del giudice”. Premetto che i decreti erano già provvisti di formula esecutiva perchè sono stati rilasciati in forma provvisoriamente esecutivi.
    Ai fini dell’ammissibilità al passivo fallimentare lei ritiene che posso correre dei rischi? Io, per sicurezza, essendo crediti di lavoro sto, impostando le domande anche su base documentale (cud ai fini del tfr e prospetti paga per le retribuzioni). Grazie per la risposta
    Pina

    • Dott. Massimo Cambi scrive:

      Gent. Avv., non bisogna confondere la provvisoria esecutorietà del decreto con il provvedimento di esecutorietà ex art. 647 c.p.c.. Se la Sua documentazione è carente di quest’ultimo, ritengo necessario completare l’istanza di ammissione al passivo con i restanti documenti che ha indicato.

  13. chiara scrive:

    Buongiorno Dottore,
    volevo sottoporre alla sua attenzione il seguente quesito: il creditore può essere pregiudicato dal ritardo della giustizia nel prendere in esame l’istanza ex art. 647 c.p.c., depositata due mesi prima della dichiarazione di fallimento e addirittura seguita da un’ulteriore istanza di sollecito, depositata sempre prima del fallimento, ma non ancora evasa dal Giudice alla data di fallimento?
    La ringrazio.

    • Dott. Massimo Cambi scrive:

      Bella domanda! E’ un quesito che mi sono posto più volte. Temo che se il Giudice Delegato è rigido e formalista possa infischiarsene del ritardo e riconoscere la tardività della dichiarazione di esecutorietà. In tal caso, credo le resti comunque aperta la strada del risarcimento nei confronti dell’ufficio inadempiente.

  14. francesco scrive:

    Egregio dottore buongiorno,
    la giurisprudenza sull’art 647 cp.c. (giusta la quale occorre la concessione della definitiva esecutorietà per la opponibilità alla procedura) mi pare ormai pacifica e consolidata….ma non riesco proprio “a digerirla”; le conseguenze sono veramente assurde, oltre che antieconomiche dal punto di vista processuale (costringono ad inutile attività tanto gli avvocati, quanti gli uffici dei tribunali)…se poi le stesse si considerano in uno alle ulteriori, assurde, conseguenze che patisce il decreto ingiuntivo opposto ma concesso di provvisoria esecuzione nel corso del giudizio (il giudice dell’opposizione ha avuto modo di verificare la intercorsa regolarità della notifica), trovo si sia ai limiti della incostituzionalità, ma non riesco a trovare il bandolo della matassa.
    Abbiamo, nello specifico, un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, mediante il quale non solo si è iscritta ipoteca, ma in forza del quale si sono iniziate procedure esecutive; interviene il fallimento e il creditore non ha pensato di farsi mettere la formula 647.
    Giustamente, si deve considerare, alla luce della citata giurisprudenza, non opponibile alla massa il titolo, con le note conseguenze per le quali al passivo non dovrebbero essere ammesse: né le spese legali liquidate; né la tassa di registrazione del decreto; né le spese di precetto; né le spese della iscrizione ipotecaria……per assurdo, però, avranno – e lo dovranno avere – privilegio le spese relative alla fase di esecuzione (positiva)….ma come si può logicamente sostenere che si abbia diritto ad un privilegio per una fase esecutiva, ma escludere l’ammissione anche al chirografo delle spese che necessariamente il creditore deve avere affrontato per avere pignorato (a vantaggio della massa) ? Se il creditore non avesse affrontato le spese della registrazione, ad esempio, piuttosto che quelle di precetto, non avrebbe mai potuto avere un titolo e conseguentemente non avrebbe nemmeno mai potuto pignorare…mi sembra tutto così assurdo…mi si dirà che le pretese di ammissione sono invero fondate su differenti disposizioni di legge….ma è comunque pacifico che le spese di registrazione di un titolo provvisoriamente esecutivo e non passato in giudicato non vengano mai ammesse

  15. Nicla scrive:

    Gentile dott.,
    vorrei sottoporre alla sua attenzione la seguente controversa questione.
    Deposito ricorso per d.i. in data 11.11.2015. In data 16.11.2015, però, viene dichiarato il fallimento della società debitrice. In data 16.12.2015, tuttavia, il Giudice competente emette decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo.
    Per sicurezza ho comunque notificato ricorso e decreto ing. con formula esecutiva alla società debitrice, presso il CURATORE p.t.
    Stamani ho avuto notizia della revoca del fallimento della società debitrice.
    Il quesito è questo: la notifica del d.i. provvisoriamente esecutivo alla debitrice, ma presso il Curatore p.t., è valida? Perciò, essendo trascorsi più di 60 gg., posso fare la richiesta ex art. 647 c.p.c. o devo considerare quel d.i. oramai inefficace?
    Altro quesito: la sentenza dichiarativa di fallimento può essere considerata causa di sospensione del termine di efficacia di 60 gg. del d.i.? In tal caso, infatti, sarei ancora nei termini per notificare il d.i. provvisoriamente esecutivo al LEGALE RAPPRESENTANTE della società debitrice.
    Grazie anticipatamente

  16. Rocco scrive:

    Egregio Dott. Cambi,
    sono l’amministratore di un condominio in cui c’è una srl che ha diversi appartamenti intestati ma non ha pagato le spese condominiali. So che avrei dovuto proporre decreto ingiuntivo entro 6 mesi dall’approvazione del rendiconto ma l’amministratore della Srl mi ha convinto a concedergli più tempo per studiare un piano di rientro.
    Ora sono passati oltre 9 mesi e alla fine anziché pagare la Srl ha presentato un’istanza di concordato in bianco in tribunale, che è stata accolta con riserva.
    Secondo Lei sarebbe cambiato qualcosa se avessi proposto decreto ingiuntivo 9 mesi fa oppure, vista la situazione, non vi sarebbe stato alcun vantaggio?
    Grazie per l’attenzione e la cortesia

  17. carmen scrive:

    Egr. Dott. ho proposto ammissione all’amministrazione controllata di un ente sulla base di un DI provvisoriamente esecutivo, munito di sola formula esecutiva senza esecutorietà; ammissione negata, ora ho fatto opposizione e pende giudizio innanzi al Tribunale. Mi sembra assurdo che un Decreto Ingiuntivo munito di formula possa legittimare l’esecuzione e non l’ammissione al passivo per la mancanza della esecutorietà ex art. 647 cpc ; esisite qualche precedente che ritiene ammissibile il credito e le spese essendoci stato un pagamento parziale prima dell’apertura della procedura concorsuale?

  18. Giovanna scrive:

    Egregio Dott. Cambi,
    volevo chiederLe se il ragionamento da Lei fatto per i decreti ingiuntivi è applicabile anche alle sentenze. Nel caso, una sentenza passata in giudicato in data anteriore a quella di dichiarazione del fallimento ma con attestazione del cancelliere (ex art. 124 disp. att. c.p.c.) successiva alla stessa, potrebbe ritenersi non opponibile alla curatela fallimentare?
    Grazie per la risposta.

    • Dott. Massimo Cambi scrive:

      Direi proprio di no. Il 647 cpc attribuisce allo stesso giudice che ha emesso il decreto ingiuntivo l’onere di accertare l’avvenuta esecutorietà dello stesso, precludendo così al giudice delegato di effettuare la verifica del passagio in giudicato del D.I.. Lo stesso non avviene per le sentenze, per le quali non opera tale preclusione: l’importante è che siano trascorsi i termini per l’impugnazione della sentenza prima del fallimento.

  19. andrea scrive:

    Egregio dottore

    vorrei chiederle cosa succede ad un decreto emesso in forma non esecutiva per un credito previdenziale emesso, nei confronti di un soggetto amministratore e socio di una snc, dopo la dichiarazione di fallimento e notificato soltanto al soggetto fallito e non anche al curatore; il titolo, non opposto dal fallito, pùo essere utilizzato dopo la chiusura del fallimento nei confronti del soggetto tornato in bonis?
    grazie

    • Dott. Massimo Cambi scrive:

      Dopo la riforma della legge fallimentare (in part. art. 43, comma 3), l’incapacità processuale del fallito sembrerebbe del tutto assoluta.
      Tuttavia, sussistono alcune circostanze per le quale il fallito mantiene la propria capiacità processuale:
      – per i giudizia attinenti rapporti patromoniali non compresi nel fallimento (ad es. beni personali ex art. 46 o beni non acquisiti al fallimento);
      – [vds. da ultimo Cass. n.2608/2014] un creditore può sempre convenire in giudizio il fallito se intende munirsi di un provvedimento da far valere contro lo stesso tornato in bonis.
      Temo che quest’ultima fattispecie si riconfaccia proprio al suo caso.

  20. maura manule scrive:

    buongiorno dottore Cambi,
    ma se il D.I. non è opponibile alla massa perché non definitivo (sprovvisto del 647 c.p.c.), può costituire valido titolo per l’interruzione della prescrizione?
    nel mio caso il credito, che il creditore tenta di provare altrimenti a mezzo della fatture e dei DDT, sarebbe prescritto per decorso dei dieci anni….il creditore assume che la interruzione della prescrizione ben possa ancorarsi alla notifica del D.I. avvenuta nelle more
    non trovo giurisprudenza
    grazie

    • Dott. Massimo Cambi scrive:

      Non conosco le date, ma dalle poche informazioni pare che nel suo caso, ai sensi dell’art. 2943 c.c, dovrebbe essersi interrotta la prescizione. Il 647 c.p.c. è essenziale per l’opponibilità alla curatela, ma per la notifica al debitore in bonis del D.I. non rileva (anche perché sarebbe successivo). Pertanto, se le notifiche al debitore non fallito sono regolari queste sono efficaci ai fini della interruzione della prrescrizione.

  21. maura manule scrive:

    Un altro dubbio: ferma la inopponibilità del DI per i motivi sopra rassegnati (mancanza del decreto di esecutorietà ante fallimento), posso ritenere ammissibile il credito chiesto al privilegio per atti conservativi ?
    In particolare, era stata avviata una esecuzione immobiliare ed iscritta ipoteca sulla base del detto decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo: in sede di insinuazione al passivo il creditore reclama le spese sostenute per detta attività al privilegio ex artt. 2770 c.c.
    A mio avviso, non dovrebbe essere ammesso il credito suddetto posto che la eccepita inopponibilità travolge tutto ciò che ne consegue.
    grazie in anticipo

    • Dott. Massimo Cambi scrive:

      Bella domanda. Sicuramente la mancanza del decreto di esecutorietà rende inopponibile il D.I. alla curatela, per cui non può essere utilizzato dal creditore per provare il proprio credito. Travolge, inoltre, l’ipoteca giudiziale iscritta che diventa inefficace.
      Invece, per quanto riguarda le spese dell’espropriazione ci andrei cauto, perché si tratta di “spese utili” per la massa e che prescindono di fatto dal decreto ingiuntivo. Il cpc dispone che l’espropriazione si inizia con il pignoramento (art. 491) per cui, secondo me, le cosidette “spese vive” sostenute legittimamente dal creditore in tale fase possono godere del privilegio ex artt. 2770 c.c..

  22. FABIO RAGO scrive:

    Egr. dottore,

    se ho fatto istanza ex art. 647 c.p.c. per mancata opposizione nel tempo anteriore alla dichiarazione di fallimento, ma il giudice ha apposto il visto dopo alcuni mesi e nelle more il debitore è fallito, posso essere ammesso al passivo?

    • Dott. Massimo Cambi scrive:

      Egr. Avv., il quesito che pone purtroppo porta ad una considerazione scontata: se alla data di fallimento non è stato emesso il decreto di esecutorietà ex art. 647 cpc il decreto ingiuntivo è inopponibile alla curatela.
      In realtà, come da lei evidenziato, perchè il creditore deve rispondere dei ritardi e delle inefficienze dell’amministrazione giudiziaria?
      In ogni caso, l’ammissione al passivo la può tranquillamente ottenere sulla base della documentazione contabile del creditore (contratti, fatture, ecc.). Restano eventualmente escluse spese ed interessi derivanti dal D.I.. Provi eventualmente a sottoporre la questione al Giudice Delegato evidenziando la sua tempestiva richiesta del decreto di esecutorietà e che il ritardo non è dipeso da lei; magari prende una decisione non formalistica ma di buon senso a suo favore.

  23. Francesca scrive:

    Egregio Dott., chiedo la sua saggia consulenza per fare luce su mio un dubbio.
    Un decreto ingiuntivo è stato opposto e qualche tempo dopo l’opponente è stato dichiarato fallito, mi chiedo se il curatore deve riassumere il procedimento e se in caso contrario il decreto ingiuntivo diventa esecutivo e dunque opponibile al fallimento.
    Grazie anticipatamente per la consulenza che spero vorrà offrirmi.

    • Dott. Massimo Cambi scrive:

      Assolutamente no. I crediti nei confronti del fallito sono accertati dal Tribunale fallimentare per cui non deve riassumerlo. Il decreto ingiuntivo in quanto opposto alla data del fallimento è inoppolibile alla procedura.

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